Proprietà




Posso sicuramente affermare, senza possibilità di essere smentito, una banalità sconcertante, mia è sicuramente la mano con cui tocco, la gamba con cui cammino, la mente con cui penso e tutto ciò che fa parte di me in modo indissolubile e che contribuisce in maniera sostanziale a che io sia ciò che sono, ma non posso, con la stessa granitica certezza, affermare che altrettanto mia sia la macchina che guido, la casa in cui vivo, il giardino in cui passo il tempo libero, anche se una certificazione od un atto ne confermi la mia proprietà.
In realtà un albero, un muro, un portone, non potranno mai appartenerci, ne potremo avere, a tempo determinato, sicuramente l’usufrutto, potremo certamente stabilire il come ed il quando e il quanto utilizzarlo, ma niente di più.
Tutto ciò che ci circonda e che non è parte integrante della nostra fisicità e spiritualità non ci può appartenere.
Se solo riflettessimo per un attimo, se solo facessimo caso al fatto oggettivo che le cose che acquistiamo o che riceviamo in dono da qualcuno non ci appartengono e mai potranno appartenerci completamente, forse saremmo tutti migliori di come siamo.
Le cose che crediamo nostre potranno fare con noi un percorso, ci potranno fare compagnia, ci potranno gratificare, potranno anche darci illusioni, potranno persino farci credere ciò che non siamo, alterando la realtà, distorcendo l’originario sentir, potranno fare di sicuro molto, ma non ci potranno mai appartenere.
Se il concetto di proprietà fosse più vicino a quello di usufrutto temporale, che è di sicuro quello più calzante alla realtà, certamente i rapporti interpersonali subirebbero un radicale ridimensionamento, rincorrere spasmodicamente e con bramosia il possesso assoluto di cose o ancor peggio di persone è assurdo e inutile, poiché comunque destinato ad essere perso.
È il limite stesso della vita che afferma e conferma che niente ci appartiene, che tutto quello che crediamo nostro, nostro non è, perché tutte le cose che ci circondano sono destinate a percorsi diversi dal nostro, percorsi precisi, determinati e limitati nel tempo, persino quelle cose che abbiamo ritenute ancora più nostre delle altre, quelle che abbiamo custodito più gelosamente.
Tutto potrebbe esserci stato prima di noi e tutto potrebbe addirittura sopravviverci, durando nel tempo, per tanto tempo anche dopo di noi. 
Allora sorge spontanea una considerazione, siamo noi a credere di possedere le cose o sono le stesse cose, che indipendentemente da noi, sono tali e tali potranno essere anche dopo di noi, ad avere l’inevitabile supremazia.
In realtà siamo noi che apparteniamo alle cose, ma solo per un breve lasso di tempo.

                                                                                                         Olomouc 27 settembre 2011


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