La relatività del Tempo



Il tempo ha da sempre avuto un ruolo determinante e molto spesso condizionante di tutti i nostri
comportamenti.
Da bambini è tanta la voglia di crescere in fretta, di diventare grandi che ci si convince che il tempo
sia davvero di una inesorabile lentezza.
Torniamo spesso bambini, anche da grandi, ogni qualvolta aspettiamo qualcosa o qualcuno che riteniamo veramente importante, o determinante per la nostra vita.
Ritorniamo bambini ogni qualvolta il dolore, la sofferenza, la paura diventano nostri compagni di
viaggio o quando molto peggio tornano, indesiderati ospiti, ad abitare con noi.
Ma il tempo sa anche essere veloce più di una saetta, sicuramente ogni qualvolta che vorremmo fermarlo, ogni qualvolta vorremmo che l’emozione, la gioia, il piacere di quell'attimo fuggente diventasse il nostro compagno di avventura, il nostro piacevole coinquilino.
Perverso, cattivo, ingiusto, il tempo è effettivamente il carnefice pronto ad allungare la nostra sofferenza o accorciare drasticamente la nostra gioia.
Oppure il tempo è semplicemente un mero strumento, un sistema di misura, una convenzione e niente di più.
Il tempo in realtà è una specie di fisarmonica che si allunga e si comprime continuamente emettendo suoni diversi in ogni sua posizione, ma solo la maestria del suonatore, dilatando e comprimendo il mantice della fisarmonica, trasforma i suoni in note e le note in musica.
Noi siamo i musicisti, il tempo è la nostra fisarmonica, sta a noi imparare a suonarla.
E’ nostra la capacità di allungare o comprimere quel mantice, per dilatare o ridurre il nostro tempo,
sta a noi fare in modo che i suoni diventino musica, e la musica divenga colonna sonora del nostro
vivere, per renderlo piacevole anche nei momenti più difficili.



                                                                                                                                                 Alan Oisrak  2010

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