L'Invidia




"l'invidia è un male endemico, vecchio come il mondo"




La percezione di aver subito una ingiustizia si insinua, piano, piano, nella mente, il suo continuo rimuginare poi ne amplifica i contorni e trasforma la percezione in sensazione e la sensazione in convinzione.
Il logorio che comporta questa elucubrazione mentale, il continuo domandarsi perché mai si debba subire, ciò che si ritiene di non meritare, consuma, indebolisce, esaspera.
La cattiveria, la prevaricazione, l'ostracismo, ma anche l'egoismo, sono condizioni che non dovrebbero appartenere alle menti pensanti, sicuramente il conviverci rende estremamente dura la quotidianità di chi li fa propri questi deleteri presupposti di vita.
Il pervicace perseguire l'altrui annientamento, fisico e mentale, è un continuo, estenuante, pesantissimo lavoro, poco gratificante e alla lunga per niente appagante.
L'effimera soddisfazione che se ne ricava, quando si raggiunge il crudele obiettivo, dura giusto il tempo di un lampo, la mancanza di una permanente soddisfazione per il male provocato, da chi di cattiveria si nutre, spiega quanto sia, per gli appestati dal male, necessario continuare ostinatamente a perpetrare le cattiverie congenite per poter sopravvivere e come sia proprio la perenne tempesta, la condizione di malessere, che vivono dentro.
Sicuramente il disagio momentaneo vissuto, da chi subisce tali prevaricazioni, è comunque inferiore alla inesauribile inquietudine in cui volutamente vivono tutti quelli che di meschinità e ingiustizie si nutrono, poiché per il piacere di un attimo, costoro si dilaniano, si contorcono, si tormentano per tutto il resto del loro tempo.
Non c'è vaccino antidoto o cura per questo male che è antico come il mondo, universalmente conosciuto come il male dell’invidia, il cui ceppo originario ha generato i virus della cattiveria, dell’ingiustizia, della prevaricazione.
L’invidia è senza dubbio il male dei mali, chi ne è affetto non ha via di scampo, e come i vampiri, si dice, debbano necessariamente nutrirsi di sangue umano per sopravvivere, così gli appestati del male dell'invidia sono altrettanto continuamente costretti a nutrirsi di cattiveria, di vessazione e di prevaricazione, per avere un motivo di esistere.
Nonostante il malessere provato, per individuali o collettive cattiverie, che le personali sensibilità possono rendere ancora più grande, il sapere di essere immuni da questa tremenda malattia, che inaridisce la mente e avvizzisce il fisico, da grande sollievo e immenso conforto.
L'ingiustizia subita, piccola o grande che possa essere, nasce, cresce, si ingrandisce, ma dopo la rabbia e lo sconforto, lentamente scompare dalla mente di chi l'ha dovuta subire, per lasciare spazio al piacere di tornare ad apprezzare il bello e il buono del quotidiano vivere.

      

                                                                                                                                                                  2010



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